HomeBlog › Business plan

Business planLettura: 6 minuti

I 5 errori che rendono un business plan non credibile

Nella maggior parte dei casi un piano non viene respinto perché l'azienda è debole, ma perché il documento non risponde alle domande che chi lo legge si pone. Ecco i cinque errori che vediamo ricorrere più spesso.

1. Previsioni senza ipotesi che le reggano

È l'errore più comune in assoluto. Il piano mostra ricavi che crescono del venti o trenta per cento l'anno, ma da nessuna parte è scritto perché. Nuovi clienti? Aumento dei prezzi? Un canale commerciale che oggi non esiste?

Chi valuta non contesta l'ottimismo: contesta l'assenza di un ragionamento verificabile. Una crescita del quindici per cento spiegata con tre contratti già firmati vale molto più di una crescita del quaranta per cento senza motivazione.

Come si corregge: ogni numero della proiezione deve poter essere ricondotto a una leva concreta — volumi, prezzi, nuovi mercati, capacità produttiva — e ogni leva deve avere un elemento a supporto: un contratto, un ordine, uno storico, un dato di mercato.

2. Mostrare l'utile invece della cassa

Un'azienda può essere in utile e non riuscire a pagare le rate. Succede quando i clienti pagano a novanta giorni, il magazzino assorbe liquidità o gli investimenti si concentrano in un solo esercizio.

Chi concede credito guarda una cosa sopra tutte: la cassa generata dalla gestione copre il servizio del debito, anno per anno? Se il piano non risponde, la domanda resta aperta — e le domande aperte in istruttoria diventano rifiuti.

Come si corregge: il piano deve contenere il rendiconto finanziario e gli indicatori di sostenibilità, a partire dal rapporto tra flusso di cassa disponibile e rate da rimborsare. È il numero che l'analista calcola per primo.

Un’azienda può essere in utile e non riuscire a pagare le rate.

3. Prospetti che non si chiudono

Conto economico, stato patrimoniale e flussi di cassa devono essere collegati fra loro: l'utile confluisce nel patrimonio, gli investimenti si riflettono nelle immobilizzazioni, i debiti si riducono secondo il piano di ammortamento.

Quando i tre prospetti sono costruiti separatamente — magari su fogli diversi — le incoerenze sono quasi inevitabili. Ed è il controllo più rapido che un analista possa fare: pochi minuti, e la pratica si chiude.

Come si corregge: serve un modello collegato, in cui modificare un'ipotesi aggiorna automaticamente tutti i prospetti. Se il piano è stato scritto direttamente in un documento di testo, quasi certamente il problema c'è.

4. Nessuna analisi di scenario

Presentare un unico scenario, per definizione favorevole, comunica involontariamente il messaggio sbagliato: che non si sia considerata la possibilità che le cose vadano diversamente.

Chi valuta lo scenario peggiore lo costruisce comunque, e lo fa con i propri parametri, di solito più severi dei tuoi. Tanto vale anticiparlo.

Come si corregge: accanto allo scenario base, inserire una versione prudenziale — ricavi inferiori, incassi più lenti, costi più alti — e mostrare che anche in quel caso l'azienda regge, o quali azioni sono previste se non regge.

5. Sopravvalutare il mercato e sottovalutare la struttura

Molti piani dedicano dieci pagine alle dimensioni del mercato e mezza pagina a chi eseguirà il progetto. Ma un mercato grande non è un vantaggio: è solo un contenitore.

Le domande vere sono altre: l'azienda ha le persone, la capacità produttiva e l'organizzazione per assorbire la crescita prevista? Se il fatturato raddoppia, chi consegna?

Come si corregge: ridurre la parte descrittiva sul mercato e dedicare spazio alla capacità di esecuzione, con i costi di struttura coerenti con la crescita ipotizzata. Se i ricavi crescono e i costi fissi restano invariati, è un segnale d'allarme, non di efficienza.

Il filo che li unisce

Tutti e cinque nascono dalla stessa origine: il piano è stato scritto per raccontare il progetto, non per farlo approvare. Sono due documenti diversi, anche quando descrivono la stessa azienda.

La prova più semplice per capire da che parte sta il tuo: prendi le quattro domande che si pone chi decide — l'azienda può ripagare, chi ci mette del proprio, come si è comportata finora, i numeri stanno in piedi — e verifica se il piano risponde a tutte senza che il lettore debba cercare.

Vuoi sapere come sei messo davvero?

L'Indice di Bancabilità è un test gratuito: sei domande sui tuoi numeri, novanta secondi, e ottieni un punteggio con le tre leve su cui intervenire per primo.

Calcola il tuo indice
Parliamone

Trenta minuti per capire da dove partire.

La prima call è gratuita e senza impegno: guardiamo la tua situazione e ti diciamo con franchezza se e come possiamo aiutarti.