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Bandi e gareLettura: 6 minuti

PEF per un bando: come impostarlo prima della scadenza

Nei bandi il tempo è il vincolo che decide tutto. Non è la qualità del progetto a far saltare le candidature, ma l'arrivare alla scadenza con documenti incompleti. Ecco come impostare il lavoro per non trovarsi in quella situazione.

La differenza rispetto a un piano per la banca

Un piano destinato a una banca deve convincere un analista che ragiona per rischio. Un piano destinato a un bando deve soddisfare una griglia di valutazione: criteri prestabiliti, spesso con punteggi espliciti, applicati da una commissione che valuta molte domande in sequenza.

La conseguenza pratica è che nei bandi la forma pesa quanto la sostanza. Un piano eccellente ma privo di una sezione richiesta prende meno punti di un piano ordinario ma completo.

Il primo passo: leggere la griglia, non il bando

Sembra un dettaglio, ma cambia il metodo di lavoro. Il testo del bando descrive finalità e requisiti; l'allegato con i criteri di valutazione dice come verranno assegnati i punti.

Si parte da lì e si costruisce il piano seguendo quella struttura, criterio per criterio. Ogni sezione del documento deve poter essere ricondotta a una voce della griglia: se una parte del piano non risponde a nessun criterio, occupa spazio senza produrre punteggio.

Un piano eccellente ma privo di una sezione richiesta prende meno punti di un piano ordinario ma completo.

Cosa serve avere pronto

  • Bilanci degli ultimi esercizi depositati, e la situazione contabile aggiornata
  • Il dettaglio degli investimenti previsti, con preventivi dei fornitori dove richiesti
  • Il piano di copertura del fabbisogno: mezzi propri, finanziamento, contributo richiesto
  • Le proiezioni economico-finanziarie per il numero di anni previsto dal bando
  • La documentazione societaria e le dichiarazioni sui requisiti di ammissibilità

Il punto critico sono quasi sempre i preventivi dei fornitori: dipendono da terzi e sono la voce che più spesso arriva in ritardo. Vanno richiesti per primi, non per ultimi.

Gli errori formali che costano l'esclusione

Sono banali, e proprio per questo frequenti:

  • Voci di spesa non ammissibili inserite nel piano degli investimenti: riducono il contributo o compromettono la domanda
  • Orizzonte temporale sbagliato: proiezioni a tre anni quando il bando ne chiede cinque
  • Incoerenza tra allegati: importi che non coincidono tra modulo di domanda, piano e preventivi
  • Formato non conforme: modelli obbligatori sostituiti da documenti propri

Nessuno di questi riguarda la bontà del progetto. Tutti possono valere l'esclusione.

Quanto tempo mettere in conto

La costruzione del piano richiede in media due o tre settimane. Ma il tempo che serve davvero è quello a monte: raccogliere bilanci, preventivi e documentazione societaria è la fase che si dilata, perché dipende da soggetti diversi.

Una regola pratica: se alla scadenza mancano meno di tre settimane e non hai ancora i preventivi, il rischio di arrivare con un documento affrettato è alto. In quel caso vale la pena valutare se esiste una finestra successiva — quasi tutti i bandi vengono riaperti — invece di presentare una domanda debole.

Il piano dopo il bando

Un aspetto che quasi nessuno considera in fase di domanda: se il contributo viene concesso, il piano presentato diventa un impegno. La rendicontazione verificherà che le spese siano state sostenute come dichiarato.

Gonfiare le previsioni per prendere qualche punto in più crea un problema che si presenterà dopo, quando bisognerà dimostrare quanto scritto. Un piano realistico è più facile da rendicontare, e la rendicontazione è la fase in cui si perdono i contributi già ottenuti.

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