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PEF per una concessione balneare: il documento che decide la gara
Le concessioni balneari attuali valgono fino al 2027, poi si passa alle gare. Per la prima volta chi oggi gestisce uno stabilimento dovrà competere per tenerselo, e chi vuole entrare avrà la sua occasione. In quella gara c’è un documento che pesa più di tutti gli altri — ed è quello di cui mi occupo io: il piano economico-finanziario. Ti spiego perché decide la partita e dove i piani si fanno bocciare.
Il quadro: cosa sta succedendo davvero
Mettiamo ordine, perché su questo tema si legge tutto e il contrario di tutto. Le concessioni demaniali marittime a finalità turistico-ricreativa attualmente in essere restano valide fino al 30 settembre 2027, con un possibile differimento al 31 marzo 2028 solo in presenza di ragioni oggettive — un contenzioso, o difficoltà oggettive nella procedura. Entro quella finestra i Comuni devono bandire le gare: la procedura va avviata almeno sei mesi prima della scadenza del titolo e, in prima applicazione, comunque entro il 30 giugno 2027. Nel marzo 2026 è arrivato anche il decreto che introduce il bando-tipo nazionale, destinato a uniformare le procedure.
La spinta di fondo è nota: la direttiva europea Bolkestein considera incompatibili le proroghe automatiche, e sia il Consiglio di Stato sia la giurisprudenza hanno ribadito che le gare devono andare avanti. Tradotto senza giri di parole: la stagione delle proroghe è finita, quella delle gare è iniziata. Chi arriva preparato ha un vantaggio enorme su chi si muove all’ultimo.
Perché il PEF non è un allegato, ma il cuore dell’offerta
Ecco il punto che molti sottovalutano. Le nuove concessioni avranno una durata compresa tra 5 e 20 anni, calibrata proprio per consentire al concessionario di ammortizzare gli investimenti. E gli investimenti che ti impegni a realizzare sono tra i criteri con cui la tua offerta viene valutata.
Metti insieme le due cose e capisci tutto: la gara non si vince con una bella relazione: si vince dimostrando, numeri alla mano, che il tuo piano di investimenti sta in piedi per l’intera durata della concessione. Quel documento è il piano economico-finanziario. Non è un allegato burocratico da spuntare — è l’offerta stessa, tradotta in numeri.
Il PEF non è un allegato burocratico: è l’offerta stessa, tradotta in numeri.
Cosa deve dimostrare il PEF
Un PEF per una concessione ha un obiettivo preciso: dimostrare l’equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa lungo tutto l’arco della concessione. Poggia su due gambe:
- Convenienza economica — il progetto genera un ritorno adeguato all’investimento e al rischio che ti assumi.
- Sostenibilità finanziaria — i flussi di cassa coprono, anno per anno, costi di gestione e canoni, senza tensioni.
E deve essere coerente con la bozza di convenzione e con il bando: ipotesi, durata, canoni e investimenti devono combaciare. Se un numero non torna con la convenzione, è esattamente lì che l’offerta si indebolisce sotto lo sguardo di chi valuta.
Dove i PEF si fanno bocciare
Dopo la scadenza per l’offerta il PEF è immodificabile: il soccorso istruttorio copre le carenze formali, non rifà i conti. Per questo va costruito bene la prima volta. Gli errori che vedo più spesso:
- Ipotesi di ricavo senza una base verificabile: chi valuta deve poter risalire al perché di ogni numero.
- Un equilibrio che regge nel primo anno ma non sull’intera durata: conta tutto l’arco della concessione, non l’avvio.
- Incoerenza tra i numeri del piano e la convenzione: è il controllo che chiude la pratica.
Ognuno di questi, in una gara, è un punto in meno — o un motivo di esclusione.
L’asseverazione, quando serve
In diversi casi il bando richiede che il PEF sia asseverato, cioè validato da un soggetto abilitato — istituti di credito, società di revisione — non da un professionista qualunque. Un’asseverazione mancante o rilasciata dal soggetto sbagliato equivale a non averla. Nel nostro lavoro costruiamo il piano già nella forma che l’asseverazione richiede e coordiniamo il passaggio, così non ti ritrovi a rincorrere due fornitori a ridosso della scadenza.
Cosa fare ora
- Non aspettare il bando del tuo Comune per iniziare: i dati e le ipotesi si preparano prima, con calma.
- Ricostruisci i tuoi dati di gestione: sono la base su cui poggia tutto il PEF.
- Definisci il piano di investimenti che vuoi mettere sul piatto: è ciò che ti fa guadagnare punti in gara.
- Verifica per tempo se serve l’asseverazione e chi può rilasciarla, per non scoprirlo all’ultimo.
Hai una concessione da difendere (o da conquistare)?
Il PEF è il documento che decide la gara, ed è il nostro mestiere: lo costruiamo nella forma che regge alla valutazione e coordiniamo l’asseverazione quando serve. In una call gratuita guardiamo la tua situazione e i tempi della tua gara.
Prenota una call gratuita →Una cosa, da consulente: per la prima volta chi ha costruito un’attività su una spiaggia dovrà dimostrare, in una gara, di meritarsela. È un cambio di regole che spaventa — lo capisco. Ma un PEF costruito bene non è solo un adempimento: è l’arma con cui difendi quello che hai costruito. Arrivarci preparati, e per tempo, fa tutta la differenza.